Rraccolta di ricette lombarde con interviste, foto e ritratti di undici cuochi lombardi.

  • Titolo :Sinfonia di Sapori

  • Testi :Roberta Schira

  • Foto Ritratti :Antonio Mazza

  • Foto Food :Bruno Barbaglio

  • Progetto Grafico : Claudio Madoglio - Roberta Schira

  • Food stylist :Roberta Schira

  • Abbinamento Vini :Luca Bandirali con la collaborazione di Davide Oltolini

DESCRIZIONE

L’idea mi è venuta scoprendo che un’associazione di cultura del cibo del territorio ,Le Tavole Cremasche, compiva dieci anni. Così è nato questo libro: festeggiare con una bella pubblicazione l’idea che nel 1996, una manciata di cuochi ebbero l’idea di riunirsi ad un tavolo e parlare di cibo, prodotti e ricette tradizionali.

Oggi quel piccolo gruppo ne comprende undici.

Così, come una severa direttrice di collegio mi sono intestardita in questa progetto: realizzare un libro mettendoli insieme tutti quanti.

Dopo anni di frequentazione di questa categoria, per me irresistibile, sono arrivata alla conclusione che i cuochi sono per lo più inaffidabili, dispersivi, mercenari, polemici, a volte un po’ presuntuosi ; dall’altra parte, spesso sono anche geniali, creativi, generosi, acuti e quindi, nell’insieme adorabili. L’impresa è stata dura, il libro è questo e loro, sono una squadra cui oggi mi sento molto legata.

Ho voluto fare un libro che parlasse di noi, della cucina cremasca e lombarda, delle nostre radici cultural-gastronomiche e, indirettamente, anche un po’ di me. Dopo la Cucina delle Nebbie, mi cimento ancora come food stylist, ma con maggior maturità e competenza, questo ruolo di comporre i piatti e decidere la presentazione insieme ai cuochi é fondamentale per esprimere la mia creatività.

Un piatto perfetto deve essere armonico in bocca e quindi più che mai la metafora musicale è azzeccata, è per questo che continuando nel gioco ho voluto scomodare un esperto del gusto e uno musicale che ci introducano in questo viaggio gastronomico: Allan Bay e Elio delle Storie Tese.

Fare un libro significa selezionare le ricette, raccogliere le interviste, scrivere il tutto, stabilire con i cuochi e il fotografo la presentazione dei piatti, decidere l’impaginazione e il taglio delle foto, il titolo e la copertina. Mille piccole scelte di forma, di colore e di contenuto per raggiungere un buon prodotto editoriale e nello stesso tempo, gratificare la vista e stuzzicare quell’amato e odiato senso, ossessione di noi che scriviamo di cucina: il senso del gusto.

Roberta Schira

Esiste una parola, inevitabilmente di origine inglese, molto bella e molto di moda. La parola è glocal. Come tutti i termini popolari ha di fatto molteplici significati – se ne avesse uno solo non sarebbe di certo riuscita a diventare di cotanto successo. Comunque il nostro significato, nostro nel senso di noi che ci occupamiamo di cibo, e che lo amiamo, è: pensare globalmente ma avere la forza, anche, di lavorare localmente. Che in gran sintesi vuol dire conoscere, rispettare e amare, ma soprattutto conoscere e bene, le tradizioni gastronomiche e gli ingredienti di tutti ma nel contempo restare con forza e determinatezza attaccati alla propria terra, bandendo quello che è il peccato mortale di chi scrive di cucina (e non solo): lo sciovinismo, un peccato di cui molti, troppi, soffrono.

Roberta Schira è un perfetto esempio di glocalismo. Conosce bene, molto bene, le tecniche di cottura dei francesi, la magia del tagliare sottile e del cuocere poco dei cinesi, la forza delle spezie degli indiani e l’arte di lavorare il cioccolato degli austro ungarici – e la lista potrebbe allungarsi senza problema. Ma nel contempo vuole e riesce a restare orgogliosamente aggrappata alla cucina della sua terra, che è quella cremasca.

Se non avesse questa grande competenza delle cucine di tutti, l’amore per le sue ricette rischierebbe di diventare conservatorismo e basta. Avendola, avendo dimostrato a tutti e anche e se stessa di sapere fare i conti con le tradizioni di tutti, può tranquillamente dedicarsi alle sue ricette, con immensa passione e la competenza di sempre.

Ed eccola quindi alle prese con i suoi 11 cuochi e amici cremaschi. Con piatti che, per fortuna, sanno mescolare la cucina di pianura lombarda, fatta di acqua e nebbia, con stimoli di tutti, che è la vera essenza della buona cucina. In una sintesi ghiotta che non può che essere apprezzata da tutti i ghiottoni, quelli veri, da sempre giustamente propensi a giudicare un piatto in una solo maniera: se buono o no. E questi, quanto sono buoni...

Allan Bay

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